12 marzo 2014

Vi raccontiamo com’è andata Taste 2014


Il bilancio è sempre positivo quando si torna da Taste, il salone del gusto di Pitti Immagine. E non solo per ragioni di blasone, perché è la rassegna delle eccellenze enogastronomiche italiane e il solo fatto di parteciparvi (per invito, beninteso) fa curriculum, ma anche perché alla Stazione Leopolda c’è tanta sostanza. Ci si confronta con i migliori: esercizio da cui si rischia sempre di imparare qualcosa.

 

«Il livello degli incontri che si possono fare è elevatissimo», dice Matteo Florean, responsabile della Pasticceria Giotto del carcere di Padova, «parlo di gente come Vissani, Fede e Tinto di Decanter, Paolo Marchi promotore di Identità golose, il vicesindaco di Firenze Dario Nardella. Oltre evidentemente al deus ex machina Davide Paolini. E poi si ritrovano cari amici come José Rallo di Donnafugata». Quest’anno poi è aumentato il numero di produttori presenti «ma non a discapito della qualità, che rimane alta. Anche il livello del pubblico presente è elevato, con molti visitatori interessati e competenti e quest’anno poi forse un numero maggiore di buyer, che non è certo un cattivo indice».

 

L’impressione del nostro maestro di gusti è confermata dai dati finali della manifestazione. L’affluenza complessiva dall’8 al 10 marzo è stata di 15mila visitatori (13.500 un anno fa), i buyer registrati 4.600 (3.500 nel marzo 2013), con un +30% sul fronte dei compratori italiani, e in crescita ancora maggiore (+43%) le presenze estere, con oltre 300 compratori provenienti da più di 40 paesi.

 

Florean ha partecipato a due incontri su “Italian sounding: danno o opportunità?”, con presenze del calibro di Oliviero Toscani, Oscar Farinetti e i vertici di Confagricoltura e Coldiretti, e sulla pasta madre, un tema caldo per i produttori di panettoni e colombe: «per noi una necessità, per chi consuma forse una moda. Ci vorrebbe più educazione, spesso i consumatori non sanno di cosa si parla, e il vuoto disciplinare non aiuta: sui prodotti si può scrivere “lievitazione naturale” sia con lievito di birra che con il più pregiato lievito madre».

 

E la Pasticceria Giotto del carcere di Padova com’è andata? «A Taste io personalmente percepisco soprattutto il calore del pubblico verso la nostra realtà produttiva e insieme sociale», testimonia Roberto Polito, direttore commerciale della pasticceria del carcere. Ma anche i riscontri commerciali sono cospicui. «Con la Biscotti Collection, novità del 2014, abbiamo venduto il triplo dell’anno scorso. Inoltre l’assaggio della nostra nuova colomba pasquale alla pesca ed albicocca, che abbiamo presentato in anteprima, ci ha procurato molti complimenti per la novità e la bontà del prodotto. Un bel test in vista della Pasqua».

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