2 novembre 2016

Matteo Renzi ospite in Pasticceria


Una giornata da ricordare nella storia della pasticceria Giotto, che il 28 ottobre del 2016 ha accolto nei suoi laboratori di produzione Matteo Renzi e altri ospiti illustri.

 

Per la prima volta in carcere da presidente del Consiglio, Matteo Renzi è stato accolto dal prefetto Patrizia Impresa e ha varcato i cancelli insieme al ministro della Giustizia Andrea Orlando, i sottosegretari alla Giustizia Gennaro Migliore, Cosimo Ferri e Federica Chiavaroli, il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia Santi Consolo, il provveditore alle carceri del Triveneto Enrico Sbriglia e il direttore della casa di reclusione Due Palazzi Ottavio Casarano.

 

Accompagnato dal presidente di Officina Giotto Nicola Boscoletto, il premier ha trovato i nostri laboratori in piena attività prefestiva: avvolto dal profumo delle brioche appena sfornate, del burro dei biscotti e dallo zucchero dei torroni e torroncini, ha espresso grande apprezzamento per la nostra produzione più celebre: “Lo conosco bene il vostro panettone – ha detto – lo mangio ogni anno a Natale”, manifestando al contempo il desiderio che i dolci del carcere di Padova per il futuro siano presenti ai ricevimenti ufficiali organizzati dalla presidenza del Consiglio.

 

Dopo aver scambiato una stretta di mano e uno sguardo con ciascuno dei nostri maestri e pasticceri detenuti Matteo Renzi, che in vesti meno istituzionali avevamo già incontrato in altre occasioni come il Taste di Pitti Immagine, il salone dedicato alle eccellenze del gusto che si svolge ogni anno alla Stazione Leopolda di Firenze, ha continuato poi la sua visita alle altre lavorazioni di Officina Giotto all’interno del carcere di Padova, confrontandosi con i ragazzi che lavorano al call center, all’assemblaggio di valige, al laboratorio di digitalizzazione e delle chiavette per la firma digitale, e la redazione di Ristretti orizzonti.

 

Prima di andare via, un momento di grande umanità, e speranza, con Mustapha, un giovane carcerato proveniente dal Marocco, che gli ha chiesto un autografo per il figlio. “Quanti anni ha? Va a scuola?” – gli ha domandato il premier, dedicandogli poi un messaggio personale: «Ciao Zaccaria, mi raccomando, contiamo su di te. Matteo Renzi».

 

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